Il manager delle missioni (passaggio V capitolo)

Il manager delle missioni (passaggio V capitolo)
Era sempre stato il suo sogno, anche se, per
ovvie ragioni, se ne guardava bene dal rivelarlo a chicchessia; figurarsi ai suoi clienti. Se si fosse saputo in giro, avrebbe chiuso all'istante. Sin da piccolo, nella bottega di macellaio del padre, rivelò un'innata predisposizione al taglio. Le fettine migliori le affettava proprio lui. Ma il suo talento era sprecato per un'attività come quella del padre; lui, da grande, avrebbe fatto nientemeno che il chirurgo. Purtroppo né i mezzi, né la voglia di studiare gli vennero incontro; dovette quindi rinunciare a un avvenire in corsia ripiegando su un'altra attività. Di tornare a lavorare nella bottega di famiglia manco a parlarne; si buttò dunque su una professione più nobile: il barbiere. Visto che il destino gli aveva impedito d'impugnare il bisturi, sarebbe diventato nientemeno che un professionista del “non-taglio”.
La mattina, la bottega del vecchio Agostinho era una delle prime che apriva. Già alle sei arrivava il primo cliente a prender posto sulla consunta poltrona di finta pelle. Allora iniziava il solito rituale: faceva svolazzare la grande tovaglia bianca, la fermava con un po' d'ovatta al collo del cliente e, rigirandogli il mento da un lato all'altro, prendeva a studiargli, scrupoloso, i dettagli anatomici del volto. In particolare, ripeteva, bisognava fare attenzione alle fossette che “movimentavano” il mento: era lì che la lama poteva giocare brutti scherzi. A Borboleta l'avevano soprannominato “il francese” e non solo per i lunghi e sottili baffetti neri, ma anche perché tale era l'attenzione che dedicava ai lineamenti dei suoi clienti, che si paragonava ai più abili ritrattisti di Montmartre. Come i suoi più rinomati “colleghi” parigini non disdegnava che il pubblico assistesse alle sue creazioni; quindi, quando il tempo lo permetteva, si esibiva di buon grado all'aperto, lungo la strada che congiungeva Borboleta con il centro città.
Il vecchio Joselìno, per quanto analfabeta, si era sempre reputato un gran signore e, come tale, la mattina gradiva fare colazione fuori casa, approfittandone per informarsi sulle ultime notizie dal mondo. Bastava poco per fare una colazione da signori a Borboleta: una bottiglia di cachaça e un posto riservato su uno dei gradini della bottega di Agostinho.
«Da non credere! L'altro giorno, qui davanti, è passata una mucca che scorrazzava sola sola in mezzo al traffico» disse Agostinho, pennellando di schiuma il volto di un cliente.
«L'ho vista anch'io. Era forse rincorsa da una suora?» chiese Joselìno.
«Non dire scemenze, Joselìno! Da quando le suore si mettono a rincorrere mucche per strada?».
«Eppure è così, vi dico; è la stessa mucca che il padre, l'altra mattina, ha portato a passeggio con il maggiolino».
«E quel tipo che ci fa qui?» disse Agostinho indicando con il rasoio un uomo tutto distinto che, al centro della strada, camminava reggendo una valigetta nera.
«Caspiterina, deve essere un pezzo grosso» osservò Joselìno facendo schioccare la lingua dopo l'ennesimo sorso.
«Forse si è perso e ha sbagliato strada» osservò il cliente, rinvenendo dallo schienale della poltrona.
Sguardo fiero, tutto impettito, Luca camminava a passo sicuro, al centro della strada, ripassando mentalmente il discorso che avrebbe fatto di lì a poco all'assessore. Nei giorni passati tutti gli avevano raccomandato di andare in giro vestito nel modo più umile possibile, quasi trasandato, in maniera che tutti lo scambiassero per uno del posto. Ora però, dopo quanto era successo, non aveva più nulla da nascondere: che lo riconoscessero pure. Indossato l'abito più bello che aveva in valigia, era perfino riuscito a rimediare una cravatta che però teneva allentata: la ferita gli faceva ancora male; avrebbe stretto il nodo solo poco prima di essere ricevuto.
«Deve trattarsi di una di quelle persone importanti: un manager, sì, un manager» sentenziò convinto Joselìno.
«Non dire fesserie, che ci viene a fare un manager a Borboleta?».
«Sarà un manager delle missioni!».
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# Posté le jeudi 22 mai 2008 17:10

Sipario di stelle

Sipario di stelle
Questo pensiero l'ho scritto la notte di San Lorenzo di qualche anno fa...

Tutti, bene o male, sanno dove rintracciarlo.
Io, ad esempio, sapevo che stasera l'avrei trovato qui, al solito posto, a sonnecchiare, beato, su questo scoglio.
Tutto avrebbe fatto credere che stesse dormendo, ma l'imprevedibilità è il suo forte, pertanto non ci faccio più tanto caso.
Non si capisce mai chi stia fissando.
A volte sembra si diverta a farti credere che ti stia ignorando, mentre in realtà è sempre lì, paziente, ad ascoltarti.
E' difficile decifralo: a giorni è capace di accondiscendere a tutto fino al punto di solleticarti l'orecchio bisbigliandoti parole incomprensibili altri, invece, appena ti avvicini ti respinge con tanto di spintoni che ti fanno ruzzolare a terra.
Ma chi lo conosce sa di poter trovare in lui un amico profondo capace di darti ascolto in ogni momento.
“Che ci fai qui?”, mi chiese fingendosi stizzito.
“Sono alla ricerca della mia stella”.
“Beh, allora, detto fatto, non ti resta che scegliere”.
“Sì, ma la mia stella è diversa dalle altre”.
“Ah, sentiamo, e che avrebbe di diverso da tutte le altre?”.
“La mia non è appesa in cielo. Fugge”.
“Ma se fugge, come fai a catturarla?”.
“Non voglio catturarla, mi basta vederla”.
“Che razza di idea. E una volta che l'hai vista?”.
“Esprimo un desiderio. Si dice che la persona che ha la fortuna di avvistare una stella cadente, possa vedersi avverare un desiderio”.
“E quale sarebbe il tuo?”.
“Non posso dirtelo, altrimenti non si avvererebbe”, gli risposi facendo spallucce mentre lui si mise a sbuffare come suo solito.
Una scia luminosa prese ad attraversare il cielo dal basso verso l'alto. “Un aereo”, dissi sconsolato.
“Per quanto possa sembrare assurdo, l'oscurità è rivelatrice... ”, osservò lui. “Di giorno tutti sono presi a rincorrere qualcuno o qualcosa; poi, quando cala il buio, tutto si confonde e ci si accorge che quanto si è rincorso con affanno non era altro che la propria persona. Si è presi da rimorsi per ciò che non si è fatto e che si sarebbe potuto fare e, solo in quel momento, si volge lo sguardo al cielo cercando di trovare le risposte che ci si attendeva. L'incessante vociare del giorno e gli sguardi bassi nella spasmodica ricerca di qualcosa portano tutt'al più a imbattersi in ombre che credi ti appartengano, ma in realtà è solo un'illusione. La tua ombra è solo il contorno sfumato della tua immagine riflessa: a seconda delle circostanze si allunga o restringe, ma è distinta dalla nostra persona come un attore lo è dal personaggio che si trova a dover impersonare. Di notte, invece, nel buio profondo, non vi sono ombre e, al cospetto di un sipario di stelle, tutti noi, attori di giorno, non possiamo far altro che commuoverci a tal punto da recitare la nostra autentica parte custodita nella nostra intima natura. Riflettendo sull'immensità del cielo, comprendiamo tutta la nostra piccolezza e, i nostri limiti - persecuzioni del giorno - trovano finalmente essi stessi una collocazione”.
“Le stelle hanno un'ombra?”, domandai senza distogliere lo sguardo dal lentigginoso fulgore.
“No, né la luna né le stelle”.
Nel frattempo un piccolo peschereccio, tutto bofonchiante, prese il largo nel frenetico armeggiare del suo equipaggio. Più distante un piccolo piroscafo si approssimava dall'orizzonte recando dietro una luce non dissimile a quella di una stella.
“Che stanno facendo?”, chiesi incuriosito.
“E' un'operazione di recupero”, osservò lui.
“E di cosa?”.
“Di una stella caduta”.
“Caduta?”.
“Sì, è caduta in mare e loro l'hanno recuperata”.
“E per chi sarebbe?”.
“Per tutti i bambini malati o in castigo che stasera non sono potuti venire a «catturare» una stella con annesso desiderio. Mai negare un sogno a un bambino. Loro lo sanno, ed è per questo che si fanno carico di recuperare tutte le stelle che cadono in mare”.
Per un po' rimasi in silenzio, non so se mi abbia preso in giro, ma mi piace pensare che sia tutto vero e che vi sia realmente qualcuno, di là, occupato a recuperare i desideri di chi li ha svaniti fra il tumulto delle onde degli eventi.
Ora che ci penso, nemmeno il mio amico ha un'ombra.
“Ma cosa sono in realtà le stelle?”, chiesi.
Il mio amico sembrava non aver inteso la mia domanda, infine mi rispose: “Capita, di tanto in tanto, di commuoversi volgendo uno sguardo alla persona amata a tal punto che venga giù qualche lacrima”.
In quel momento ecco una piccola lacrima, forse del buon Dio, rigare il cielo.
Strizzai gli occhi e, tutto emozionato, espressi il mio desiderio.
“Ce l'ho fatta! Buona notte, mare, amico mio”.

Luigi Delfino

(Tutti i diritti riservati)

# Posté le mardi 20 mai 2008 17:13

Modifié le jeudi 10 juillet 2008 05:47

Il manager delle missioni - trama

Il manager delle missioni - trama
A Juiz de Fora, nel cuore di una missione nel Sud-Est del Brasile, si stanno verificando alcuni eventi inspiegabili: molte famiglie della favela scompaiono da un giorno all'altro, rinunciando all'assistenza ricevuta e a tutto quanto avevano faticosamente ottenuto in anni di rivendicazione dei loro diritti. Luca Solimè, giovane laureato in Economia, parte per Casa Nossa Senhora da Penha dopo un aver concluso un approfondito studio sulla realtà locale. Egli stesso, però, non riesce a fornire una spiegazione all'esodo delle famiglie. Una rocambolesca successione di eventi e incontri gli impone di stravolgere il suo punto di vista: solo calandosi nei costumi e nella mente della gente del posto potrà pervenire alla soluzione del caso, esponendosi a gravi pericoli.

Recensioni
"Un avvincente e ironico travel thriller" Giulio Base
"Non é solo piacere quel che si prova a leggere Il manager delle missioni, ma una profonda e gravosa inquietudine che rispecchia quelle realtá del Brasile che non si conosce. Non perdetevi assolutamente questa bellissima lettura". Gazzetta italo-brasiliana di Rio de Janeiro

# Posté le dimanche 18 mai 2008 15:55

Modifié le lundi 09 juin 2008 16:28

L'approccio con la scrittura

L'approccio con la scrittura
Nulla avrebbe fatto pensare che un giorno sarei diventato scrittore, nè io del resto ambivo a diventarlo.
Per quanto la fantasia e l'immaginazione mi abbiano sempre accompagnato, i miei pensieri sembravano come imbrigliati: solo a me si concedevano nella loro essenza. L'incantesimo è avvenuto senza quasi che avessi tempo per accorgermene: la proposta di pubblicazione di un mio lavoro sui paesi del Sud del mondo (Due sguardi una missione - EMI). Subito dopo ho deciso di partire per un viaggio in solitaria in Brasile.
Durante questo viaggio è nata la definizione che mi accompagna sempre nei momenti di ispirazione: "Scrittori: viaggiatori lato finestrino".
Quando ancora mi trovavo sull'areo che mi riportava in Italia, ho iniziato a scrivere la trama di un romanzo pubblicato a fine marzo: Il manager delle missioni - Intrigo nella favela (Schena Editore). Come cultore della multimedialità, trascinato dall'ispirazione di un momento, ho pensato di ideare uno spot video per il romanzo. Lo spirito che mi accompagna è quello di fare tutto servendomi di quel poco che è a disposizione, ma con il massimo entusiasmo e lasciandomi trasportare dalle emozioni. Sono rari i momenti in cui scrivo impugnando una penna. Il pensiero, e la parola tanto attesa, spesso giungono inaspettate: in coda al supermercato, durante una passeggiata o seduti nello scompartimento di un treno, seduti lato finestrino, osservando atmosfere e personaggi di turno.


I CAFFE' CULTURALI hanno riservato un tavolino on line apposta per me.
Venite a trovarmi, e lasciate un commento, sul sito: http://www.icaffeculturali.com/comunita/tavolino/Delfino/delfino.htm
Vi aspetto numerosi!

Per chi volesse ordinare il libro, può rivolgersi a Schena Editore:
schenaeditore@libero.it

# Posté le dimanche 18 mai 2008 13:55

Modifié le jeudi 12 juin 2008 06:39